Le ragioni del Convegno

a cura di Annamaria Braccini

«Una ricognizione del dibattito contemporaneo rivela un dato abbastanza sorprendente: la formula post-teismo non è patrimonio esclusivo degli addetti ai lavori, ma ricorre con una certa frequenza anche in molte descrizioni del mutamento in atto nell’esperienza religiosa e nelle forme quotidiane nelle quali essa oggi è vissuta e si presenta. In numerose riflessioni pastorali oppure in testi prodotti con l’intento di alimentare la spiritualità cristiana e di chiarirne i tratti essenziali, quello di post-teismo è diventato un concetto relativamente popolare e di largo uso».

Ha la radice in questa constatazione, espressa nel saluto di apertura dal preside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale don Angelo Maffeis, la scelta del tema a cui è stato dedicato il Convegno di studi annuale della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale intitolato “Oltre Dio e oltre l’uomo? Spiritualità cosmica e post-teismo”. Un’assise alla quale hanno preso parte oltre 300 persone in presenza – docenti, non solo della Facoltà stessa, studenti, esperti – e molte altre collegate per la diretta streaming integrale dell’evento che si è articolato in diverse comunicazioni, tra cui quelle dei professori Jürgen Werbick e Thomas Söding che hanno aiutato ad allargare all’orizzonte europeo la prospettiva della riflessione.

Riflettere sul post-teismo 

«La nostra Facoltà Teologica è stata talvolta accusata di fare uso di un linguaggio da iniziati, che risultava incomprensibile ai più. Per evitare questo pericolo, in fase di definizione del programma del nostro convegno, dopo aver individuato nel post-teismo il tema che meritava di essere approfondito e discusso, si è presentato il problema di trovare una formula che fosse in grado di suggerire efficacemente l’argomento di cui il convegno intendeva occuparsi, indicando con esattezza la questione, senza tuttavia cadere in eccessivi tecnicismi o semplificazioni indebite».

In tale orizzonte, sono stati tre gli obiettivi dell’incontro definiti dal preside Maffeis. Anzitutto, «capire la posta in gioco» relativamente alle questioni affrontate «sotto il profilo dei concetti filosofici utilizzati e del legame di questi con le forme attuali dell’esperienza spirituale e con il linguaggio della teologia».

Inoltre, analizzare il post-teismo nella consapevolezza del suo essere «un fenomeno nuovo e antico al tempo stesso».

«È infatti possibile – ha proseguito don Maffeis – ricondurre molte delle forme in cui la spiritualità e il post-teismo oggi si presentano a momenti passati della storia del cristianesimo e della teologia ma, insieme, queste tendenze sembrano presentarsi attualmente sotto forme nuove. La constatazione che si tratta di un fenomeno già conosciuto nella storia del pensiero cristiano e della spiritualità potrebbe indurre a ritenerlo liquidato dagli argomenti che sono ormai entrati a far parte del patrimonio classico del pensiero cristiano. Ma il ripresentarsi di talune tendenze non significa ripetizione pura e semplice del passato. Esse hanno assunto nuovi caratteri attraverso il confronto mai concluso con il pensiero dell’epoca moderna. Il tema che intendiamo approfondire conferma che il dialogo con la cultura, per la teologia, non è mai un compito assolto in maniera definitiva, così che basterebbe prendere atto dei risultati conseguiti in passato. Esso è piuttosto un compito che chiede di essere ripreso sempre di nuovo».

Il principio cristologico

Infine, il terzo compito che spetta alla riflessione teologica, «quello, cioè, di verificare quanto nel patrimonio ereditato dalla tradizione della fede è davvero irrinunciabile, perché vi è in gioco l’identità cristiana, e quanto invece può essere considerato condizionamento contingente, legato a un orizzonte culturale valido in passato, ma che oggi ha perduto ogni plausibilità. L’itinerario proposto per la riflessione, nel suo punto di arrivo, suggerisce il principio cristologico come irrinunciabile criterio di giudizio per la teologia e, insieme, un’antropologia che nel suo essere all’altezza dell’incontro con la rivelazione divina dimostra la sua autenticità».

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