Una giustizia per l’umano

a cura di Annamaria Braccini

08 Luglio 2026 | dalle 00:00 | |

Un cammino lungo 135 anni con alcune “pietre miliari” che portano una data precisa il 15 maggio. È quello delle cosiddette Encicliche sociali della Chiesa, che prende avvio con il famoso pronunciamento – promulgato appunto il 15 maggio 1891 – di Leone XIII, la Rerum Novarum o “Delle cose nuove” che fonda la moderna Dottrina sociale della Chiesa. Lettera Enciclica sulla questione operaia, come si legge nel sottotitolo, scritta al tempo delle prime rivoluzioni industriali, invocando la via della solidarietà come strumento virtuoso e capace di sviluppare la sussidiarietà attraverso il rifiuto del conflitto tra capitale e lavoro. 40 anni dopo sarà il papa brianzolo Achille Ratti, Pio XI, a celebrare, con un rigoroso senso di concretezza tutto ambrosiano e di alta spiritualità, l’anniversario della Rerum Novarum con la sua Quadragesimo Anno. Siamo nel 1931, a nemmeno due anni dalla crisi del 1929 e basta, allora, una frase per comprendere cosa fu questa Enciclica, naturalmente resa pubblica il 15 maggio, che indicò quale gravissimo errore fosse separare l’economia dai valori etici.

«Ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi altresì di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano a pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale, di cui essi però dispongono a loro piacimento». Parole che paiono un monito anche per il mondo di oggi.

Con Mater et Magistra del 1961 san Giovanni XXIII seppe entrare nel cuore del mondo con il suo messaggio rivolto a tutti, per arrivare alla Populorum Progressio, del successore san Paolo VI, già alle prese che la seconda rivoluzione industriale e il boom economico, che delinea il Magistero sociale della Chiesa nella logica dell’interdipendenza tra gli uomini e le nazioni, in vista del bene comune e della pace nel mondo. Si arriva a Octogesima Adveniens del 1971: questa volta una Lettera apostolica di Montini (sarebbe troppo lungo spiegare perché non fu un’Enciclica, comunque pubblicata curiosamente il 14 maggio). L’urbanizzazione, la condizione giovanile, la situazione della donna, la disoccupazione, le discriminazioni, l’emigrazione, il problema demografico, l’influsso dei mezzi di comunicazione sociale, l’ambiente naturale sono il panorama nel quale la Dottrina sociale assume un volto globale.  Un altro santo, Giovanni Paolo II è uno dei grandi maestri della DSC con tre Encicliche: la Laborem Exercens del 1981, la Sollicitudo Rei Socialis del 1987 e, finalmente Centesimus Annus promulgata il 15 maggio 1991. Testo che evidenzia i tre grandi pilastri dello sviluppo: il mercato, lo Stato, la società civile, con una sussidiarietà coniugata con la solidarietà e mirata alla globalizzazione di quest’ultima. Ormai il percorso è quello della modernità così come la conosciamo nel nuovo millennio e Caritas in Veritate di Benedetto XVI (2009) dedica spazio così anche alla tecnica, ma soprattutto all’impresa e all’imprenditorialità e a chi ne è protagonista, citati una cinquantina di volte. Il richiamo è una finanza che non può essere qualcosa di a sé stante rispetto all’economia reale (come andava invece profilandosi drammaticamente. Di Laudato si’ (2015) e Fratelli Tutti, resa pubblica cinque anni più tardi, di papa Francesco si è scritto tanto e sarebbe poco rispettoso sintetizzare in due righe la portata di un’«ecologia integrale della persona e del creato» che predicava il Papa «venuto quasi dalla fine del mondo», ma almeno un’espressione va ricordata: «Ciò che sta accadendo ora, e che ci trascina in una mentalità perversa e sterile, è la riduzione dell’etica e della politica alla fisica. Il bene e il male non esistono più di per sé; c’è solo un calcolo di benefici e oneri. Come conseguenza dello spostamento del ragionamento morale, la legge non è più vista come riflesso di una nozione fondamentale di giustizia, ma come specchio di nozioni attualmente in voga. Ne consegue il collasso: tutto viene livellato da un superficiale consenso basato sul baratto. Alla fine, prevale la legge del più forte». Ovviamente anche e soprattutto nell’economia che crea le vergognose diseguaglianze sotto gli occhi di tutti. Diseguaglianze stigmatizzate nell’esortazione sull’amore verso i poveri, Dilexi te di Leone XIV, del 4 ottobre 2025.

Il 15 maggio 2026 è arrivata, puntuale, la prima Enciclica di papa Leone, attento a sottolineare il portato di una rivoluzione epocale come fu quella industriale: l’Intelligenza artificiale, con le sue potenzialità e pericoli per l’umano. Tutta da leggere.

 

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