«Bisogna tornare a pensare la realtà: per prendere sul serio la questione culturale occorre che il ministero pastorale sia istruito dalla riflessione teologica. La cultura che, da sempre, è stata il codice della convivenza civile, oggi cessa di esserlo e perde autorità, per cui ciascuno ne fa l’uso che vuole. Per questo occorre riflettere, decifrare una realtà oggi inquietante».
Sono queste le ragioni per cui monsignor Giuseppe Angelini ha deciso di dare vita all’associazione che porta il suo nome (https://dongiuseppeangelini.it/).
Un’associazione per non disperdere e rendere sempre più fruibile un prezioso e corposo insieme di migliaia di documenti – omelie, studi, scritti – frutto di oltre cinquant’anni di ricerca teologica. È quella che, intitolata al noto teologo monsignor Giuseppe Angelini, a lungo anche parroco della centrale e antica basilica milanese di San Simpliciano, è stata presentata martedì 13 ottobre presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, con l’intervento dell’Arcivescovo e Gran Cancelliere dell’istituzione accademica, l’arcivescovo Delpini.
Aperto dal saluto del Preside della Facoltà, don Angelo Maffeis, il convegno ha visto anche una sorta di intervista del docente e già preside don Massimo Epis allo stesso Angelini che, così, ha potuto spiegare, in prima persona, il perché dell’iniziativa. E soprattutto il significato di mettere a disposizione – seppure con modalità diversificate a seconda delle diverse tipologie dei testi – un corpus, in totale, di 1.700 documenti, alcuni di lunghezza contenuta, come nel caso delle omelie, ma anche, ad esempio, 76 catechesi e testi di circa 35 corsi accademici costituiti di 150-180 pagine; un libro non pubblicato e appunti stesi per essere pronunciati, come ha illustrato Devid Giovannini, vicepresidente dell’associazione (di cui è ovviamente presidente Angelini).
Due le macrosezioni in cui è suddiviso l’archivio: quella riferita all’attività accademica con 619 documenti, comprendenti materiali utili alla ricerca teologica e alla didattica e, la seconda, centrata sull’attività pastorale, che raccoglie 1.093 testi dedicati alla predicazione e alla catechesi. Quattro le aree: omelie, Lectio, meditazioni, di libera consultazione, e corsi accademici con accesso su richiesta giustificata. Senza dimenticare l’annuncio di un progetto editoriale di Glossa che prevede pubblicazioni con un ritmo di uno o due volumi l’anno. Insomma, un lavoro impegnativo avviato con una decina di soci fondatori per un’associazione che è apertissima a nuove adesioni.
«Siamo qui per dire che c’è un’amicizia che dura da anni e una stima per il lavoro di don Giuseppe», ha sottolineato Delpini, che ha aggiunto: «Un archivio potrebbe anche solo custodire una memoria, quella stagione nativa e molto significativa della Facoltà Teologica, quando alcuni hanno dato origine alla sua presenza in città. Ma io credo che la vera intenzione sia custodire la provocazione che nasce da un’insoddisfazione costante di fronte agli sforzi che si mettono in campo per tradurre la ricerca teologica in un tentativo di comprendere l’umano», ha concluso il presule. Parole a cui ha fatto eco, in dialogo con Epis, lo stesso Angelini. «Oggi è evidente il fenomeno preoccupante per cui la filosofia è diventata una grammatica che si occupa non della cosa umana ma dei discorsi sull’uomo. Così, nella vita pubblica, il codice clinico – ha scandito monsignor Angelini – si sostituisce al codice morale: infatti, un tempo la salvezza dell’uomo era la giustizia, oggi la salvezza è la salute. Per avvertire di questo pericolo e per rimediare si è svolto il mio progetto teologico».
